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Come superare l’autocritica quando sei tu la tua peggior giudice

Se stai cercando come superare l’autocritica perché sei stanca di sentirti sempre in difetto, questo articolo è per te.


Molte donne convivono con una voce interna severa che giudica,

ridimensiona e mette continuamente in discussione il proprio valore.

Ci sono donne che dall’esterno sembrano forti, competenti, affidabili. Poi le ascolti parlare di sé e capisci che dentro vivono sotto processo permanente.

Ogni scelta viene analizzata, ogni errore ingigantito, ogni successo ridimensionato. Questa è l’autocritica, non come pensiero occasionale, ma come clima interno.


Se ti riconosci, sappi una cosa importante: l’autocritica non è il segno che sei esigente o consapevole. È spesso il risultato di un adattamento precoce, imparato per essere accettata, amata o per non creare problemi.

Oggi quella strategia può diventare il motivo per cui fai fatica a

sentirti abbastanza, anche quando fai tantissimo.


Forse l’autocritica è diventata un problema se


• ti scusi spesso anche quando non serve

• fai fatica a riconoscere ciò che fai bene

• hai la sensazione di dover fare sempre di più per meritare

• sminuisci i tuoi successi o li attribuisci alla fortuna

• ti senti facilmente in difetto, anche in situazioni normali


Perché sei così dura con te stessa


L’autocritica nasce quasi sempre come strategia di protezione. In molti contesti di crescita, essere attente, controllate o “brave” era il modo migliore per sentirsi al sicuro. La bambina che sei stata, per non perdere amore o approvazione, ha imparato a correggersi prima ancora di essere corretta.

Quella voce interna nasce per aiutarti. Il problema è che, una volta adulta, continua a usare lo stesso linguaggio e lo stesso livello di allerta, anche quando non serve più.

E così ti ritrovi a vivere con l’idea che devi meritarti serenità, valore e amore.

Quando l’autocritica diventa un problema di autostima

Il punto non è avere standard elevati. Il punto è cosa succede quando non li raggiungi. Se ogni errore diventa una prova contro di te, se ti parli con durezza, se senti di non essere mai abbastanza, l’autostima si indebolisce.

Non perché tu valga poco, ma perché non ti concedi mai di valere abbastanza. È come se dentro di te ci fosse un giudice che non sospende mai la pena, nemmeno quando ti stai già impegnando, nemmeno quando stai già facendo del tuo meglio. La voce critica non sei tu.

Una svolta fondamentale è comprendere che quella voce non coincide con la tua identità. È una parte di te, non il tuo centro. Se la confondi con “chi sei”, ogni pensiero critico diventa una sentenza sulla tua persona.


Nel counseling lavoriamo proprio su questo passaggio: separare la persona dalla voce critica.

Quando smetti di identificarti con quella voce, inizi a respirare. E nello spazio che si crea può emergere una parte più adulta, più realistica e soprattutto più rispettosa.


Cosa non funziona nel tentativo di zittirla


Molte donne provano a contrastare l’autocritica con frasi positive o motivazionali.

Ma ignorarla ocombatterla frontalmente spesso la rende più forte. La voce critica, quando si sente minacciata, alza il volume.

La soluzione non è eliminare l’autocritica. È ridimensionarla. Vuol dire riconoscerla, darle un confine, e affiancarla a una voce adulta che sappia osservare senza colpire.


Un cambio di dialogo possibile


Superare l’autocritica significa trasformare il dialogo interiore, non negare le difficoltà.

È un passaggio concreto: dal giudizio all’osservazione, dal colpire al comprendere, dal “sono sbagliata” al “ho sbagliato e posso imparare”.

Non devi passare dal “sono un disastro” al “sono fantastica”. Quello è un salto che il cervello non crede. Devi passare a frasi che siano vere e regolanti, capaci di tenere insieme responsabilità e rispetto.


Un esercizio concreto


La prossima volta che emerge un pensiero autocritico, fermati e chiediti: se una donna che amo fosse in questa situazione, cosa le direi?

Scrivilo, anche in modo semplice.

Poi fai un secondo passaggio: cosa direi a me stessa se stessi cercando di aiutarmi, non di punirmi?

Questo gesto sembra piccolo, ma allena il cervello a costruire una risposta più regolata

e meno punitiva, e nel tempo cambia l’automatismo del giudizio.


Perché il counseling fa la differenza?


Nel counseling non lavoriamo sull’autostima come slogan, ma sulle dinamiche profonde che tengono viva l’autocritica. Non si tratta di pensare positivo, si tratta di capire cosa ti ha portato a parlarti così e cosa mantiene quel meccanismo acceso.

Io lavoro con donne che non vogliono più aggiustarsi, ma capirsi. Quando una donna impara a dialogare con le proprie parti interne, la fiducia in sé smette di essere fragile e diventa una base stabile. Non perfetta, ma affidabile.


Una domanda importante


Se smettessi di trattarti come un problema da correggere, chi potresti diventare?

Scrivilo nei commenti se ti va…

Se vuoi iniziare un percorso di counseling con me, puoi prenotare la tua prima chiamata gratuita e senza impegno.

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